FFF| Pacific Trash Vortex

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Il “Great Pacific Garbage Patch” – più conosciuto come “Pacific Trash Vortex” – è un massiccio accumulo di plastica oceanica situato a metà strada tra la California e le Hawaii.

La sua estensione non è nota con precisione: le stime vanno da 700.000 km² fino a più di 10 milioni di km², ovvero tra lo 0,41% e il 5,6% dell’Oceano Pacifico.

Le cause

Fonti: WWF

Fonti immagini: everyeye, wikipedia

“L’isola di plastica” è stata creata dall’azione combinata di due fattori di cui uno naturale e uno artificiale ovvero le correnti e l’inquinamento dei mari da parte dell’uomo.

Le correnti, una massa di acqua marina in movimento rispetto all’acqua che la circonda e dalla quale si può differenziare per densità, salinità, temperatura, sono un fenomeno, come già detto in precedenza, assolutamente naturali e sono solo uno dei due fattori che costituisce il fenomeno. La colpa di esso è totalmente dell’uomo.

La corrente che ha determinato la creazione dell’ammasso di plastica è Il vortice subtropicale del Nord Pacifico (conosciuto anche come North Pacific Gyre, o vortice del Nord Pacifico), una corrente a forma di vortice circolare localizzato tra l’equatore e il 50° di latitudine nord.

Occupa approssimativamente un’area di 34 milioni di km², si muove in senso orario ed è formato prevalentemente da quattro correnti oceaniche: la corrente del Nord Pacifico a nord, la corrente della California ad est, la Corrente Equatoriale Nord a Sud e la corrente Kuroshio a ovest.

Per quanto riguarda il contributo dell’uomo, si stima che ogni anno nel mare finiscano dai 4,8 alle 12,7 milioni di tonnellate di rifiuti plastici e che ogni minuto un camion di rifiuti plastici finisca nelle acque marine.

Negli oceani sono già presenti ben 86 milioni di tonnellate di plastica (di cui parte bloccata sul fondale) tra cui sacchetti di plastica, palloni, scarpe, materiali di imballaggio e microplastiche, che derivano dall’abrasione degli pneumatici, dal lavaggio di tessuti sintetici o dalla disintegrazione di rifiuti plastici.

Inoltre, bisogna citare come elemento inquinante le reti dei pescatori che o rimangono nell’oceano in quanto si rompono o vengono gettate dai pescatori stessi (le stime dicono che,  Solamente nel Mar Baltico, finiscono ogni anno fino a 10 000 pezzi di reti di origine sconosciuta).

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Le conseguenze

Fonti: LIFEGATE / NATIONAL GEOGRAPHIC / GREENPEACE

I detriti plastici che compongono il Pacific Trash Vortex si accumulano poiché gran parte di essi non è biodegradabile, dunque essi si scompongono in pezzi sempre più piccoli attraverso un processo noto come “fotodegradazione”.

Il Pacific Trash Vortex potrebbe erroneamente evocare l’immagine di un’“isola” di plastica. In realtà, questa chiazza è quasi interamente costituita da minuscoli pezzetti di plastica, chiamati “microplastiche”. Le microplastiche non sono sempre visibili a occhio nudo: anche le immagini satellitari non mostrano un’unica agglomerazione di detriti, bensì piuttosto delle zone dove l’acqua è torbida, in cui si vedono galleggiare rifiuti più grandi

Ecco alcune delle conseguenze che ha il Pacific Trash Vortex sull’ecosistema:

– I rifiuti plastici inquinano le acque poiché assorbono sostanze nocive e le rilasciano in mare. Quando la plastica si disgrega attraverso la fotodegradazione, rilascia coloranti e inquinanti chimici. Inoltre, la plastica può anche assorbire sostanze tossiche dall’acqua di mare, e queste possono quindi entrare nella catena alimentare se consumate dalla vita marina.

– I detriti plastici rappresentano anche un facile mezzo di trasporto per piante e animali, permettendo loro di spostarsi nei mari al di fuori del proprio habitat naturale. La migrazione di numerose specie aliene causa spesso gravi danni all’equilibrio naturale dell’ecosistema.

– Il fondale marino al di sotto del Pacific Trash Vortex è un cumulo di rifiuti sottomarini, oceanografi ed ecologi hanno infatti recentemente scoperto che circa il 70% dei detriti marini affonda, andando a depositarsi sul fondale.


Fonte: soundcloud.com

– Le microplastiche sono molto dannose per la vita marina. Ad esempio, le tartarughe marine spesso confondono i sacchetti di plastica per alimenti. Gli albatros scambiano i pellet di resina plastica per uova di pesce e li danno da mangiare ai pulcini, che muoiono di fame o di intossicazione.

– Le foche e altri mammiferi marini sono particolarmente esposti al rischio di rimanere impigliati in reti da pesca di plastica abbandonate. In questi casi, gli animali solitamente muoiono annegati.

– Quando le microplastiche e altri rifiuti si raccolgono sulla o vicino alla superficie dell’oceano, essi impediscono alla luce solare di raggiungere il plancton e le alghe sottostanti, assai comuni nella catena alimentare di molti mammiferi e non. Non riuscendo più a produrre i propri nutrienti dal carbonio e dalla luce solare, la sopravvivenza di queste specie sono minacciate e, di conseguenza, animali come pesci e tartarughe hanno meno di cui nutrirsi.

Fonte: National Geographic

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